Tendinopatia inserzionale del grande pettorale sul profilo omerale

La tendinopatia inserzionale del grande pettorale rappresenta un disturbo muscoloscheletrico complesso, associato a sovraccarichi biomeccanici che coinvolgono adduzione forzata e rotazione interna dell'omero. In ambito militare, le mansioni operative sottopongono l'arto superiore a sollecitazioni cinetiche uniche. L'impatto costante del rinculo delle armi d'ordinanza contro il cingolo scapolare anteriore, unitamente al mantenimento statico delle posizioni di tiro, crea micro-traumi cumulativi all'inserzione omerale del grande pettorale. La pratica clinica evidenzia come tali quadri siano spesso fuorviati da un dolore riferito localizzato posteriormente, che porta a focalizzare erroneamente l'intervento sulla fascia toracolombare o sul muscolo gran dorsale, i quali agiscono invece come stabilizzatori compensatori sottoposti a un costante sovraccarico eccentrico.

Il caso riguarda una paziente di 21 anni, fuciliere militare, con un’anamnesi di 12 mesi di dolore cronico persistente localizzato al cingolo scapolo-omerale destro e irradiato alla regione dorsale. L’esame osteopatico ha evidenziato una restrizione critica della mobilità della spalla, con marcata tensione miofasciale nella piega ascellare anteriore. La palpazione della zona inserzionale distale del grande pettorale ha evocato il dolore acuto riferito dalla paziente, mentre l’ipertono reattivo rilevato sul gran dorsale è stato identificato come il punto di compenso che accumulava la tensione meccanica residua. L’ecografia muscoloscheletrica successivamente eseguita dal Dott. Gabriele Mirabella, ha confermato una significativa disomogeneità strutturale del tendine distale del grande pettorale e aree ipoecogene focali, compatibili con una tendinopatia inserzionale cronica.

La strategia terapeutica: In una prima fase, si è proceduto alla decoaptazione primaria tramite la disattivazione dei trigger point miofasciali attivi nel grande pettorale, con particolare attenzione ai capi sternocostale e clavicolare, e al rilascio profondo della fascia clavi-pettorale-ascellare per ripristinare il corretto scorrimento tissutale. Solo successivamente, è stato eseguito un intervento di decompressione miofasciale specifica sul muscolo gran dorsale. Essendo quest’ultimo in uno stato di costante sovraccarico eccentrico per stabilizzare il cingolo scapolare disfunzionale, la riduzione del suo ipertono reattivo si è rivelata efficace esclusivamente dopo la liberazione del focus anteriore. Il protocollo è stato completato dalla normalizzazione delle disfunzioni somatiche dei segmenti glenoomerale, acromioclavicolare e toracico superiore.

Dopo il ciclo di trattamento, la paziente ha riferito la scomparsa completa della sintomatologia algica durante le attività operative. L’ecografia di controllo, eseguita dal Dott. Gabriele Mirabella il 26/05/2026, ha dimostrato una drastica riduzione della disomogeneità fibrillare e la risoluzione delle aree ipoecogene, confermando il ripristino dell’integrità strutturale del tendine.

Questo caso conferma che il dolore posteriore, a carico del gran dorsale, rappresenta una trappola diagnostica. Il gran dorsale, agendo come stabilizzatore, assorbe l’energia meccanica non correttamente dissipata dalla spalla anteriore. Il successo clinico è derivato dal trattamento dell'anello primario, il grande pettorale, prima di intervenire sul compenso posteriore. L’integrazione del ragionamento osteopatico con l’imaging ecografico si conferma ancora una volta essenziale inserzionali; identificare la gerarchia della disfunzione è la chiave per la guarigione definitiva.

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Gestione clinica disfunzione scapolo-omerale in paziente con pregresso calo ponderale massivo e blocco diaframmatico.